La degustazione
Vino rosso rubino di bella intensità e struttura, il Ramìe della Chabranda presenta un piacevole profumo di frutti rossi, accompagnato da delicati sentori speziati. In bocca arriva con il suo sapore pieno, asciutto e armonioso, che non tradisce le attese e lascia in bocca un finale abbastanza lungo.
Gli abbinamenti consigliati
Primi piatti con sugo di carne, carni di manzo e agnello, cacciagione
Come nasce il Ramìe
Il Ramìe della Chabranda nasce dalle uve che crescono sui pendii terrazzati che circondano il borgo di Pomaretto, dove da sempre la famiglia Ribet coltiva con passione le sue vigne. Si tratta spesso di vigneti misti esposti all’adret (a sud) curati senza l’aiuto di macchine, data l’asprezza del territorio.
Tutte queste uve, con la prevalenza di Avanà, Avarengo e Neretto prevista dal disciplinare di produzione, vengono raccolte a maturazione, vinificate insieme e portate per la pigiatura nella piccola cantina aziendale. Qui vengono subito eliminati i raspi, mentre il vino resta a macerare sulle bucce per 18 giorni, intanto che si sviluppa la fermentazione alcolica. Terminata la fermentazione, il vino viene travasato in vasca di acciaio dove riposa per tutto l’inverno. Con l’arrivo della primavera viene nuovamente travasato, in modo da poter espellere possibili fondi. Con l’aumentare delle temperature estive, i batteri lattici presenti trasformano l’acido malico dell’uva in acido lattico, migliorandone il corpo e l’equilibrio. Il vino sarà pronto, circa un anno dopo la vendemmia delle uve. Si provvederà a sottoporre il vino alle analisi chimico-fisiche ed organolettiche come previsto dal piano analisi della certificazione DOC, quindi verrà successivamente imbottigliato e messo in vendita.
Curiosità sul Ramìe
Prende il suo nome dall’omonima area “lî Ramìe”, che nel dialetto locale significa catasta di rami. Tale nome risale ad epoca medioevale, quando gli abitanti iniziarono a disboscare i folti boschi di Pomaretto per impiantare i vigneti. A supporto dei vigneti realizzarono dei terrazzamenti (i cosiddetti “bari”) sostenuti da muretti in pietra a secco che tutt’ora sopravvivono e vengono mantenuti con un importante lavoro di cura dai produttori della zona.




