La storia dell’azienda agricola Refourn
A Pomaretto, in Val Germanasca, Natalia Pons e Nicolò Refourn hanno recuperato i vigneti eroici del bisnonno, che oggi si estendono su circa un ettaro di terreni impervi, tra i 600 e i 1000 metri sul livello del mare.
Qualche anno fa, il bosco di castagni e noccioli dominava il paesaggio, alternato a pendii incolti popolati dai rovi. Sotto, era nascosto un tesoro ormai dimenticato: dei terrazzamenti che nessuno ricordava più di aver costruito. Oggi, in quello stesso punto, crescono filari di viti che si arrampicano fino a 1000 metri di altitudine. È qui che comincia la storia dell’azienda agricola Refourn.

Refourn e l’eredità nascosta tra i rovi
<<Sono Natalia Pons e abito a Pomaretto – racconta – Con mio marito Nicolò Refourn abbiamo un’azienda agricola che si chiama Refourn Vini di Montagna e produciamo Ramìe, il rosso tipico di questa zona>>.
La storia parte da lontano. Nicolò aveva ricevuto in eredità dei vecchi vigneti dal bisnonno, Luigi Peyrot — appezzamenti che un tempo avevano reso Pomaretto un importante centro della viticoltura alpina, con vini che giungevano sin nei calici della Versailles del Cardinale Richelieu. Questi terreni aspri e faticosi, tra gli anni ’80 e ’90 erano stati abbandonati e la natura li aveva ripopolati a suo modo, prima con erbe, poi con rovi e boschi. Invece di lasciarli scomparire per sempre, Nicolò ha fatto una scelta: ritrovarli e rimetterli a nuovo. Ha riscoperto muri a secco e piante di vite sotto i rovi, ne ha piantate di nuove, ha seguito un corso di potatura ed è tornato ai terreni di famiglia per riportare in vita gli antichi vigneti.
La viticoltura eroica, come una scommessa
Coltivare la vite sui terrazzamenti costruiti a mano dalle generazioni passate non è semplice. “Viticoltura eroica” non è un modo di dire, ma è da intendersi nel senso più letterale del termine. Le terrazze domano pendenze che altrove verrebbero considerate impraticabili, rendendo infatti possibile, ma non facile, la coltivazione delle viti. Qui si lavora quasi interamente a mano e ci si riappropria di tecniche antiche, come la potatura lunga “vignata al palo”. Ogni bottiglia di Ramìe porta dentro questa fatica — e proprio per questo ha un valore che nessuna etichetta può raccontare fino in fondo.
Lo stupore della gente che si ferma a guardare
C’è un momento, nel racconto di Natalia, che dice più di ogni descrizione tecnica.
<<Le persone che vengono a visitare i nostri vigneti, o anche solo chi vive qui, quando vedono quello che abbiamo fatto, i nuovi impianti, rimangono stupite>>.
È il cuore del lavoro di Refourn: non solo produrre vino, ma restituire un paesaggio, riportare alla luce una geografia agricola che il tempo e l’abbandono avevano quasi cancellato.
Avanà, Avarengo, Becuet, Châtus: il Ramìe e i vitigni della memoria
Il Ramìe prodotto da Refourn Vini di Montagna nasce da vitigni locali tradizionali — Avanà, Avarengo, Becuet e Châtus — coltivati esclusivamente in questo angolo di Val Germanasca. Varietà autoctone che rappresentano l’identità stessa del territorio.
<<Produciamo Ramìe, che è una DOC piccolissima, con delle uve e dei vitigni locali tradizionali>> ha spiegato Natalia.

La vigna continua a crescere
La storia di Refourn, però, non è ancora finita.
<<Ogni anno vogliamo puntare sempre un po’ più in alto – ha aggiunto – Il primo vino che abbiamo prodotto è stato il Ramìe che è un rosso. Due anni fa, poi, abbiamo piantato un’uva bianca, il Bian Ver, che è sempre un autoctono della zona. Abbiamo inoltre avviato una piccola produzione di spumante metodo classico da uve Pinot Nero e di grappa dalle vinacce del Ramìe.>>.
Nuovi tasselli che si aggiungono a un progetto già ambizioso: non limitarsi a coltivare, ma continuare a far crescere — letteralmente — la storia di questo territorio.
“Chi ce lo fa fare?”
È la domanda che Natalia e Nicolò si sentono rivolgere più spesso. Avere le vigne qui, a 800-1000 metri, tra pendenze estreme e un lavoro che non concede scorciatoie, non è una scelta comoda. Ma è proprio questo il punto.
<<Noi vogliamo ricostruire, far parlare di nuovo il nostro territorio. Tanti vigneti che erano stati praticamente inglobati dal bosco piano piano stanno rinascendo>>.
E poi, la risposta più vera, quella che nessun dato tecnico potrebbe spiegare:
<<Svegliarsi al mattino e venire qua e sentire solo il rumore della natura è davvero impagabile>>.





